L ' OCEANO DELLA REALTA' -
La dimensione spirituale della morte e del morire


"Un essere umano è parte di un tutto, chiamato da noi 'universo', una parte limitata nello spazio e nel tempo. Lui fa esperienza di se stesso, dei suoi pensieri e sentimenti come qualcosa separato dal resto...una forma di illusione ottica della sua consapevolezza. Questa illusione è una sorta di prigione per noi, ci rinchiude nei privati desideri personali e nell' affetto verso poche persone e alle persone vicine a noi. Il nostro scopo sarebbe di liberarci da questa prigione con l' ampliamento della nostra cerchia di compassione per farvi entrare tutte le creature viventi e a tutta la natura nella sua intera bellezza." - Albert Einstein



         Il momento della morte è di certo una possibilità( un cancello aperto) per il risveglio spirituale. Anche se abbiamo perso tutte le possibilità nella nostra vita per risvegliare il nostro essere - un' ultima porta si apre prima ed immediatamente dopo la morte fisica.

         Esistono innumerevoli descrizioni di persone che sono ritornate dopo una esperienza vicino alla morte, ci hanno raccontato sul fatto di essere circondati da luci abbaglianti, profonda pace ed una sensazione di gioia immensa. Nel BARDO ( Il Libro Tibetano dei morti ) questo viene descritto come la " splendente luminosità della luminosità del vuoto ", che è anche il nostro " vero essere nella sua essenzialità ".

                Ma se non abbiamo mai incontrato questa dimensione nella nostra vita, siamo veramente fortunati nel perderla in una dimensione inconscia. La maggioranza delle persone si trascinano troppa paura e resistenze, sono troppo identificati con il mondo fisico e i loro sensi. Perdono la consapevolezza prima di morire ed entrano in un processo inconscio anche nella seguente " reincarnazione ".

         Nella morte scompare la nostra personalità, ma resta la nostra vera natura. Qualsiasi cosa reale e di valore, non sarà persa. Il tempo vicino alla prossima morte,e la morte stessa, sono delle grandi opportunità di risveglio spirituale. Sono certamente delle porte di risveglio spirituale nel periodo in cui siamo vivi : essere nel qui ed ora, amare, sapersi arrendere, il silenzio, la meditazione. Tutte le porte, quando ci muoviamo attraversandole, indicano la morte del sè falso che si basa sulla personalità condizionata. Tutte le volte che passiamo attraverso una porta, comprendiamo che la morte è una illusione, proprio come la nostra identificazine con l' aspetto fisico. La morte è solo la fine delle nostre illusioni, ed è dolorosa solo se ci attacchiamo alle nostre illusioni.

          Il morire si rivela come un processo profondo di trasformazione spirituale. Vicini alla morte, la nostra mente comincerà a svuotarsi ed il nostro cuore ad aprirsi. Scopriremo che il morire non è solamente un avvenimento medico, è un avvenimento spirituale di grandissima importanza. La nostra attenzione comincia ad allontanarsi, abbastanza naturalmente, dalle distrazioni superficiali, e si immerge dentro, verso la grande profondità e pace al centro del sè. Così come hanno descritto tante persone, prima o dopo nel processo del morire ognuno di noi troverà il suo personale terreno spirituale. E, dicono, si vive un inesprimibile senso di comfort e grazia durante questa esperienza.

          Anche se abbiamo riempito i nostri anni con migliaia di distrazioni, abbiamo sempre saputo che la morte ci aspetta come una fine naturale del dono prezioso che è la nostra vita. Molti di noi hanno fatto veramente poco per prepararsi emozionalmente, psicologicamente e spiritualmente alla loro stessa morte.

           Il giorno in cui riceviamo una diagnosi di fase finale entriamo in un territorio completamente sconosciuto. Nessuno di noi vuole morire. Sapere che stiamo per morire presto significa confrontarsi senza scelta con i propri dubbi, le paure, i nostri attaccamenti e la mancanza di potere. Il compito che ci si pone davanti, con una malattia terminale, è la sfida del trovare il coraggio di saper guardare il mistero della morte. La sfida è del saper trovare la forza interiore che sappia aiutarci nel vivere mentre si muore, invece di morire mentre siamo ancora vivi. Il resto della vita richiede un nuovo tipo di urgenza ed una straziante enorme ed onesta ricerca del senso( di vivere,ndt)

         Sono stato con persone quando si avvicinavano alla morte e quando morivano ed avevano potuto vedere il valore di una pratica spirituale durante quel periodo di tempo. Trovare una strada per rilassarsi e meditare. Può aiutare attraverso il brutale movimento tipo montagne russe nella crisi emozionale e medica, come nel focalizzare ogni respiro aiuta una partoriente a restare centrata nella turbolenza del parto. Una pratica spirituale offre un punto fermo e tranquillo nel mezzo della morte travolgente, mentre siamo soli, e spesso paurosi del cambiamento di corso. Offre l' accesso alla nostra stessa forza e coraggio, alla nostra innata saggezza.

         Per molte persone, in primo luogo, tutto sarà un caos come se ci contorcessimo e girassimo e tentassimo di arrivare al termine con la fine della nostra stessa vita. Con una intensità ed un ingrandimento che non potremmo immaginare prima, riesamineremo cosa avevamo pensato fosse la nostra vita e chi pensavamo di essere noi. Il morire in se stesso ci ammorbidisce, e ci apre. Nel corso della vita in cui si presentino malattie terminali, la nostra esperienza interiore comincia a cambiare nell' indole. Più si allenta la nostra stretta, più forse cominciamo a sperimentare un perdono più spontaneo, una profondità nell' amore, ed un penetrante senso di gratitudine per l' esperienza della vita.